Certificazione ISO 37001 anticorruzione: come vincere gare d’appalto e ottenere il rating di legalità

Certificazione ISO 37001 anticorruzione: come vincere gare d’appalto e ottenere il rating di legalità

La ISO 37001 è lo standard internazionale per i sistemi di gestione anticorruzione ed è sempre più spesso un requisito, o un titolo preferenziale, nei bandi di gara pubblici e nella qualifica fornitori di grandi aziende private. Per le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione o con clienti internazionali, è diventata un vero e proprio biglietto da visita di affidabilità.

Oltre al vantaggio competitivo nelle gare, la certificazione ISO 37001 concorre anche ad aumentare il punteggio del rating di legalità AGCM, rafforzando così l’accesso al credito e la reputazione commerciale della tua azienda su più fronti contemporaneamente.

Value Quality Consulting affianca aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nell’implementazione del sistema di gestione anticorruzione e nel percorso verso la certificazione ISO 37001.

Certificazione ISO 37001 anticorruzione per gare d appalto

Cos’è la ISO 37001 e a chi serve

La ISO 37001 è lo standard internazionale che definisce i requisiti di un sistema di gestione per la prevenzione, individuazione e gestione dei fenomeni corruttivi, sia nel settore pubblico che privato. Copre temi come la due diligence su terze parti, i regali e le ospitalità, i pagamenti facilitanti, il canale di segnalazione e i controlli finanziari.

È particolarmente rilevante per imprese che partecipano a gare d’appalto pubbliche, operano in settori ad alto rischio corruttivo (costruzioni, sanità, energia, difesa) o lavorano con clienti e partner internazionali che richiedono garanzie di compliance anticorruzione lungo la filiera.

Perché la ISO 37001 aiuta a vincere le gare d’appalto

Molte stazioni appaltanti riconoscono un punteggio premiale, o in alcuni casi un requisito preferenziale, alle imprese certificate ISO 37001 nei bandi di gara, soprattutto per appalti di importo rilevante o in settori sensibili. La certificazione dimostra in modo verificabile da un ente terzo indipendente che l’azienda ha implementato controlli concreti contro la corruzione, riducendo il rischio percepito dalla stazione appaltante.

Anche nei rapporti con committenti privati di grandi dimensioni, la ISO 37001 è sempre più spesso richiesta nei questionari di qualifica fornitore, insieme al Modello 231 e al canale di whistleblowing.

ISO 37001 e rating di legalità: il collegamento

Tra i requisiti aggiuntivi che permettono di aumentare il punteggio del rating di legalità rilasciato dall’AGCM rientrano proprio i sistemi di gestione anticorruzione come la ISO 37001, insieme al Modello 231, al canale whistleblowing e ad altre certificazioni ISO. Ottenere la ISO 37001 significa quindi lavorare contemporaneamente su due fronti: la qualifica nelle gare d’appalto e il punteggio del rating di legalità, con benefici su accesso al credito e reputazione commerciale.

Come ottenere la certificazione in 6 step

  1. Gap analysis rispetto ai requisiti della norma e ai sistemi già in essere (Modello 231, procedure anticorruzione esistenti).
  2. Valutazione del rischio corruttivo, per processo, area geografica e tipologia di controparte.
  3. Definizione di policy e procedure: due diligence terze parti, regali e ospitalità, canale di segnalazione.
  4. Nomina della funzione di conformità anticorruzione, con adeguata autorità e indipendenza.
  5. Formazione del personale e comunicazione della policy anticorruzione a dipendenti e partner commerciali.
  6. Audit interno e audit di certificazione con un organismo accreditato.

Ruoli aziendali coinvolti

Direzione

Approva la policy anticorruzione e garantisce l’indipendenza della funzione di conformità.

Funzione di conformità anticorruzione

Gestisce il sistema, la due diligence su terze parti e le segnalazioni.

Legal e compliance

Integra la ISO 37001 con Modello 231 e canale whistleblowing.

Ufficio gare

Valorizza la certificazione nella partecipazione ai bandi pubblici.

Procurement

Applica la due diligence anticorruzione su fornitori e intermediari.

HR

Organizza la formazione obbligatoria su policy e canale di segnalazione.

Checklist iniziale ISO 37001

  • La tua azienda partecipa o vorrebbe partecipare a gare d’appalto pubbliche?
  • Hai già un Modello 231 o un canale di whistleblowing attivo?
  • Esiste una procedura di due diligence su fornitori, agenti e intermediari?
  • Hai una policy scritta su regali, ospitalità e pagamenti facilitanti?
  • Vuoi aumentare il punteggio del tuo rating di legalità?

Errori da evitare

  • Considerare la ISO 37001 una semplice sovrapposizione del Modello 231, senza integrarle davvero.
  • Non coinvolgere l’ufficio gare nella comunicazione del valore della certificazione.
  • Limitare la due diligence anticorruzione ai soli fornitori diretti, trascurando agenti e intermediari.
  • Non collegare la certificazione alla strategia di rating di legalità già avviata.

Come ti supportiamo

  • Gap analysis e valutazione del rischio corruttivo per processo e area geografica.
  • Redazione di policy, procedure e documentazione del sistema di gestione anticorruzione.
  • Integrazione con Modello 231, canale whistleblowing e rating di legalità.
  • Formazione del personale e supporto all’audit di certificazione.

Scopri i nostri servizi di certificazione e consulenza. Leggi anche la nostra guida al rating di legalità 2026.

Domande frequenti sulla ISO 37001

La ISO 37001 sostituisce il Modello 231?

No, sono complementari: il Modello 231 è un presidio previsto dalla normativa italiana sulla responsabilità amministrativa degli enti, mentre la ISO 37001 è uno standard internazionale certificabile che ne rafforza e struttura i controlli anticorruzione.

Quanto tempo serve per ottenere la certificazione?

Dipende dalla maturità dei controlli già esistenti: in genere alcuni mesi tra gap analysis, implementazione del sistema e audit di certificazione.

La certificazione vale per tutte le gare d’appalto?

Il riconoscimento della ISO 37001 come requisito o titolo premiale dipende dal singolo bando e dalla stazione appaltante: verifica sempre il disciplinare di gara specifico.

Vuoi rafforzare gare d’appalto e rating di legalità con la ISO 37001?

I nostri consulenti valutano il tuo livello di maturità anticorruzione e costruiscono un percorso di certificazione integrato con Modello 231 e rating di legalità.

Richiedi una gap analysis ISO 37001

Rating di legalità 2026: nuovo regolamento, requisiti e vantaggi per le imprese

Rating di legalità 2026: nuovo regolamento, requisiti e vantaggi per le imprese

Dal 16 marzo 2026 è in vigore il nuovo regolamento AGCM sul rating di legalità, lo strumento che attribuisce alle imprese italiane un punteggio da una a tre “stellette” sulla base della loro correttezza e affidabilità. È uno dei pochi riconoscimenti pubblici che si traduce in vantaggi concreti: accesso al credito più semplice e punteggi premiali nelle gare d’appalto.

Nonostante i vantaggi tangibili, il rating di legalità resta ancora poco richiesto rispetto al suo potenziale, soprattutto tra le PMI che non sanno di poterne beneficiare o che sottovalutano il tempo necessario per ottenerlo. Il nuovo regolamento aggiorna requisiti e modalità di richiesta: un buon momento per verificare se la tua azienda può ottenerlo.

Value Quality Consulting affianca imprese a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nella verifica dei requisiti, nella predisposizione della documentazione e nell’invio della richiesta di rating di legalità.

Rating di legalità 2026: requisiti e vantaggi per le imprese

Cos’è il rating di legalità e chi può richiederlo

Il rating di legalità è un riconoscimento rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) alle imprese che dimostrano di operare nel rispetto della legge e di adottare comportamenti etici e trasparenti negli affari. Si esprime con un punteggio da una a tre “stellette”: più alto è il punteggio, maggiori sono i requisiti soddisfatti.

Possono richiederlo le imprese italiane con sede operativa in Italia e un fatturato minimo, iscritte al Registro delle Imprese da almeno due anni. Non è obbligatorio, ma è sempre più spesso un elemento distintivo richiesto o premiato da banche, centrali di committenza e clienti nella qualifica dei fornitori.

Le novità del regolamento 2026

Il nuovo regolamento in vigore dal 16 marzo 2026 aggiorna la disciplina del rating di legalità con l’obiettivo di renderlo più aderente ai temi di attualità della compliance aziendale. Tra le novità principali rientrano un maggior peso riconosciuto a strumenti come il canale di whistleblowing, la certificazione della parità di genere e i sistemi di gestione anticorruzione, oltre a un affinamento dei criteri relativi alla puntualità dei pagamenti verso i fornitori.

Per le imprese che hanno già ottenuto il rating con il vecchio regolamento sono previste modalità di adeguamento alla nuova disciplina in occasione del primo rinnovo. Ti consigliamo di verificare con l’AGCM o con i nostri consulenti la tua situazione specifica.

I requisiti per ottenere il rating di legalità

Requisito Cosa verifica
Requisiti base (obbligatori) Assenza di misure di prevenzione, condanne penali e sanzioni per reati contro la PA, l’ambiente, il lavoro e la concorrenza
Tracciabilità dei pagamenti Utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili nei rapporti con clienti e fornitori
Requisiti aggiuntivi (per le stellette extra) Modello 231, certificazioni ISO, canale whistleblowing, certificazione parità di genere, puntualità nei pagamenti ai fornitori

I vantaggi del rating di legalità per la tua azienda

  • Accesso al credito bancario: le banche devono tenerne conto nella valutazione del merito creditizio e nella tempistica di erogazione dei finanziamenti.
  • Punteggi premiali nelle gare pubbliche: molte stazioni appaltanti attribuiscono punteggio aggiuntivo nei bandi alle imprese con rating di legalità.
  • Corsia preferenziale in alcuni procedimenti amministrativi e nell’accesso a contributi ed erogazioni pubbliche.
  • Reputazione commerciale: un elemento distintivo sempre più richiesto nella qualifica fornitori da grandi clienti e centrali di committenza.

Come ottenere il rating di legalità in 5 step

  1. Verifica preliminare dei requisiti base: assenza di condanne, sanzioni e misure di prevenzione rilevanti.
  2. Mappatura dei requisiti aggiuntivi già soddisfatti: certificazioni ISO, Modello 231, canale whistleblowing, parità di genere.
  3. Predisposizione della documentazione necessaria a supporto della domanda.
  4. Invio della domanda all’AGCM tramite gli strumenti previsti dal regolamento.
  5. Gestione del rinnovo, che avviene periodicamente e richiede la conferma del mantenimento dei requisiti.

Checklist iniziale rating di legalità

  • La tua azienda è iscritta al Registro delle Imprese da almeno due anni?
  • Hai già una certificazione ISO 9001, ISO 14001 o SA8000?
  • Hai adottato un Modello 231 o un canale di whistleblowing?
  • I pagamenti verso i tuoi fornitori sono generalmente puntuali?
  • Utilizzi strumenti di pagamento tracciabili nei rapporti commerciali?

Errori da evitare

  • Pensare che il rating di legalità serva solo alle grandi imprese che partecipano a gare pubbliche.
  • Non valorizzare certificazioni e sistemi di gestione già in essere che aumentano il punteggio.
  • Presentare la domanda senza aver verificato preventivamente i requisiti base.
  • Dimenticare il rinnovo periodico e perdere così i benefici acquisiti.

Come ti supportiamo

  • Verifica preliminare dei requisiti base e aggiuntivi previsti dal nuovo regolamento.
  • Predisposizione della documentazione e della domanda di rating di legalità.
  • Integrazione con certificazioni ISO, Modello 231 e canale whistleblowing già in essere o da implementare.
  • Supporto al rinnovo periodico e al mantenimento dei requisiti nel tempo.

Scopri i nostri servizi di certificazione e consulenza. Leggi anche il nostro articolo sulla certificazione ISO 37001 anticorruzione, che rafforza ulteriormente il tuo punteggio.

Domande frequenti sul rating di legalità

Il rating di legalità è obbligatorio?

No, è una richiesta volontaria, ma comporta vantaggi concreti nell’accesso al credito e alla partecipazione a gare pubbliche.

Quanto dura il rating di legalità?

Ha validità limitata nel tempo e va rinnovato periodicamente, confermando il mantenimento dei requisiti che hanno consentito di ottenerlo.

Le certificazioni ISO aiutano ad aumentare il punteggio?

Sì: certificazioni come ISO 9001, ISO 14001, SA8000 e ISO 37001, insieme al Modello 231 e al canale whistleblowing, contribuiscono a raggiungere le stellette aggiuntive.

Vuoi sapere se la tua azienda può ottenere il rating di legalità?

I nostri consulenti verificano i requisiti, individuano le azioni per aumentare il punteggio e ti seguono nella predisposizione della domanda.

Richiedi una verifica dei requisiti

ISO 9001:2026 e ISO 14001:2026: cosa cambia nelle nuove edizioni e come prepararsi

ISO 9001:2026 e ISO 14001:2026: cosa cambia nelle nuove edizioni e come prepararsi

Le nuove edizioni di ISO 9001 e ISO 14001 stanno arrivando e riguardano da vicino le oltre 37mila aziende italiane già certificate, oltre a chi sta valutando una prima certificazione. Come per ogni revisione degli standard di gestione, ci sarà un periodo di transizione durante il quale i certificati rilasciati sulla vecchia edizione restano validi, ma vanno pianificati gli adeguamenti necessari.

Le revisioni non stravolgono l’impianto dei sistemi di gestione già consolidato con le edizioni 2015, ma ne rafforzano alcuni elementi: gestione del rischio, contesto dell’organizzazione, cambiamento climatico e maggiore integrazione con la digitalizzazione dei processi. Chi ha già un sistema maturo partirà avvantaggiato, ma è comunque necessaria un’analisi puntuale degli scostamenti.

Value Quality Consulting affianca aziende certificate e organismi di certificazione a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nella pianificazione della transizione alle nuove edizioni, senza interruzioni nella validità della certificazione.

ISO 9001:2026 e ISO 14001:2026: transizione alle nuove edizioni

Perché ISO 9001 e ISO 14001 vengono aggiornate

Gli standard ISO di sistema di gestione vengono rivisti periodicamente, in genere ogni 7-10 anni, per restare allineati ai cambiamenti del contesto in cui operano le organizzazioni: nuovi rischi, nuove tecnologie, nuove aspettative di clienti e stakeholder. Le edizioni 2015 di ISO 9001 e ISO 14001, che hanno introdotto la struttura armonizzata (High Level Structure) comune a tutti gli standard di gestione, sono ormai mature e le nuove edizioni ne rappresentano un affinamento più che una rivoluzione.

Tra i driver principali delle revisioni ci sono la necessità di rafforzare l’integrazione tra i sistemi di gestione qualità e ambiente e gli altri sistemi aziendali (sicurezza, energia, sicurezza delle informazioni), una maggiore attenzione al cambiamento climatico come fattore di contesto e di rischio, e l’esigenza di riflettere l’impatto della digitalizzazione e dell’automazione sui processi.

Cosa cambia nelle nuove edizioni

Sulla base delle indicazioni finora circolate dagli organismi di normazione, le nuove edizioni dovrebbero mantenere l’impianto della struttura armonizzata, intervenendo in particolare su alcuni ambiti:

  • Analisi del contesto e delle parti interessate: richieste maggiori evidenze di come il contesto, incluso quello climatico, influenzi la pianificazione del sistema di gestione.
  • Leadership e cultura della qualità: maggiore enfasi sul ruolo attivo della direzione nel promuovere una cultura orientata al miglioramento continuo.
  • Gestione del rischio: un approccio ancora più integrato tra rischi e opportunità nei processi decisionali.
  • Cambiamento climatico: per ISO 14001 in particolare, un rafforzamento dei requisiti già introdotti con l’emendamento del 2024 sul climate change come fattore di contesto.
  • Digitalizzazione dei processi: maggiore attenzione a strumenti digitali, dati e automazione nella gestione dei processi di qualità e ambiente.

I contenuti definitivi delle nuove edizioni saranno confermati con la pubblicazione ufficiale: i nostri consulenti monitorano gli aggiornamenti UNI/ISO e ti terranno informato sulle implicazioni concrete per il tuo sistema di gestione.

Tempi di transizione e scadenze

Fase Cosa significa per la tua azienda
Pubblicazione della nuova edizione I certificati emessi sulla vecchia edizione restano validi per il periodo di transizione previsto da IAF/Accredia (in genere 3 anni)
Periodo di transizione L’azienda aggiorna il sistema di gestione e affronta l’audit di transizione con l’organismo di certificazione
Scadenza del periodo di transizione I certificati sulla vecchia edizione non sono più validi: necessario aver completato la transizione

Come prepararsi in 6 step

  1. Monitoraggio della pubblicazione ufficiale delle nuove edizioni e del relativo periodo di transizione comunicato da Accredia.
  2. Gap analysis tra il sistema di gestione attuale e i nuovi requisiti attesi.
  3. Aggiornamento dell’analisi del contesto, inclusi i fattori climatici e di sostenibilità.
  4. Revisione della documentazione: manuale, procedure, matrice dei rischi e obiettivi.
  5. Formazione del team qualità/ambiente e degli auditor interni sulle novità.
  6. Pianificazione dell’audit di transizione con l’organismo di certificazione entro le scadenze previste.

Ruoli aziendali coinvolti

Direzione

Guida la revisione del contesto e degli obiettivi strategici del sistema di gestione.

Responsabile qualità/ambiente

Coordina la gap analysis e l’aggiornamento della documentazione.

Auditor interni

Si aggiornano sui nuovi requisiti per condurre gli audit interni di transizione.

Process owner

Aggiornano procedure e indicatori dei processi di propria competenza.

HR

Organizza la formazione sulle novità delle nuove edizioni.

Organismo di certificazione

Pianifica e conduce l’audit di transizione entro le scadenze previste.

Checklist iniziale transizione

  • Sai quando scade il tuo attuale certificato ISO 9001 o ISO 14001?
  • Il tuo sistema di gestione include già un’analisi dei rischi climatici?
  • Hai un processo strutturato di riesame della direzione aggiornato?
  • Gli auditor interni sono aggiornati sulle novità in arrivo?
  • Hai già contattato il tuo organismo di certificazione per pianificare la transizione?

Errori da evitare

  • Aspettare la scadenza del periodo di transizione per iniziare gli adeguamenti.
  • Considerare la revisione solo un adempimento documentale, senza coinvolgere i process owner.
  • Non aggiornare la formazione degli auditor interni sulle novità.
  • Sottovalutare l’integrazione con gli altri sistemi di gestione già in essere.

Come ti supportiamo

  • Monitoraggio degli aggiornamenti ufficiali e comunicazione tempestiva delle scadenze.
  • Gap analysis tra sistema attuale e nuovi requisiti.
  • Aggiornamento di manuale, procedure e analisi del contesto.
  • Formazione del team qualità/ambiente e supporto all’audit di transizione.

Scopri i nostri servizi di certificazione e formazione. Leggi anche la nostra guida su differenza tra EMAS e ISO 14001 e il percorso di certificazione ISO 9001 lead auditor.

Domande frequenti su ISO 9001:2026 e ISO 14001:2026

Il mio certificato attuale perde validità subito con la nuova edizione?

No: alla pubblicazione della nuova edizione segue sempre un periodo di transizione, tipicamente di alcuni anni, durante il quale il certificato sulla vecchia edizione resta pienamente valido.

Devo rifare da zero il sistema di gestione?

No, le revisioni si innestano sulla struttura armonizzata già in uso dal 2015: si tratta di aggiornamenti mirati, non di una riprogettazione completa del sistema.

Conviene aspettare la pubblicazione definitiva prima di muoversi?

No: molte delle aree di attenzione (contesto, rischio, cambiamento climatico) possono essere rafforzate già oggi, riducendo il lavoro da fare durante il periodo di transizione.

Vuoi arrivare pronto alla transizione ISO 9001:2026 e ISO 14001:2026?

I nostri consulenti analizzano il tuo sistema di gestione attuale e costruiscono un piano di adeguamento graduale, senza interruzioni nella validità della certificazione.

Richiedi un assessment di transizione

NIS2 in Italia: scadenze e adempimenti per le PMI entro ottobre 2026

NIS2 in Italia: scadenze e adempimenti per le PMI entro ottobre 2026

La direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, sta entrando nella sua fase più concreta: entro ottobre 2026 migliaia di aziende italiane, molte delle quali PMI che finora si sentivano fuori portata, devono completare la registrazione presso l’ACN e adeguare i propri sistemi di gestione della cybersecurity.

La novità principale rispetto alla precedente direttiva NIS è l’ampliamento del perimetro: non solo energia, trasporti e sanità, ma anche manifatturiero, ICT, gestione rifiuti, servizi postali e fornitori della supply chain di soggetti essenziali. Anche chi non rientra direttamente viene spesso coinvolto come fornitore critico di un cliente già soggetto a NIS2.

Value Quality Consulting supporta aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nella verifica del perimetro di applicazione NIS2, nell’implementazione delle misure di sicurezza richieste e nell’integrazione con la ISO 27001.

NIS2 in Italia: scadenze e adempimenti per le aziende

Soggetti essenziali e importanti: chi rientra in NIS2

NIS2 distingue tra soggetti essenziali (energia, trasporti, sanità, acqua, infrastrutture digitali, pubblica amministrazione) e soggetti importanti (manifatturiero, servizi postali, gestione rifiuti, chimica, alimentare, fornitori digitali). La distinzione incide sul livello di vigilanza a cui l’azienda è sottoposta, non sulla sostanza degli obblighi di sicurezza, che restano sostanzialmente equivalenti.

Il criterio dimensionale di riferimento è generalmente la soglia di 50 dipendenti o 10 milioni di euro di fatturato, ma esistono deroghe importanti: un’azienda più piccola può comunque rientrare se è l’unico fornitore di un servizio critico sul territorio o se fornisce soggetti essenziali già registrati presso l’ACN.

Le scadenze NIS2 verso ottobre 2026

Fase Adempimento
Registrazione ACN Verifica del perimetro di applicazione e registrazione sul portale ACN entro le finestre previste dal cronoprogramma nazionale
Entro ottobre 2026 Completamento degli adempimenti di registrazione e prima classificazione per i soggetti già individuati da ACN
A regime Notifica degli incidenti significativi entro 24 ore (allarme preventivo) e 72 ore (notifica di incidente)

Le date esatte del cronoprogramma possono variare: verifica sempre lo stato aggiornato sul portale ACN o richiedi una verifica gratuita del tuo perimetro ai nostri consulenti.

Le misure di sicurezza richieste da NIS2

La direttiva individua un set di misure minime di gestione del rischio informatico che ogni soggetto essenziale o importante deve adottare in modo proporzionato alla propria dimensione ed esposizione al rischio:

  • Analisi del rischio e policy di sicurezza dei sistemi informativi.
  • Gestione degli incidenti, inclusa la procedura di notifica a CSIRT Italia.
  • Continuità operativa, gestione dei backup e disaster recovery.
  • Sicurezza della catena di approvvigionamento e dei rapporti con i fornitori.
  • Sicurezza nell’acquisizione, sviluppo e manutenzione dei sistemi.
  • Valutazione dell’efficacia delle misure di gestione del rischio adottate.
  • Formazione e cyber hygiene di base per il personale.
  • Crittografia e gestione degli accessi, incluso l’uso di autenticazione multifattore.

Come adeguarsi in 6 step

  1. Verifica del perimetro: capire se sei soggetto essenziale, importante o fornitore critico di uno di questi.
  2. Registrazione sul portale ACN entro le scadenze previste dal cronoprogramma.
  3. Gap analysis delle misure di sicurezza minime richieste dalla direttiva.
  4. Piano di gestione degli incidenti e delle notifiche a CSIRT Italia, con ruoli e tempistiche chiare.
  5. Estensione dei controlli alla supply chain e ai fornitori critici.
  6. Formazione del management, che ha responsabilità diretta sull’adeguatezza delle misure adottate, e del personale.

Ruoli aziendali coinvolti

Direzione

Ha responsabilità diretta sull’adeguatezza delle misure di sicurezza adottate.

IT e cybersecurity

Implementano le misure tecniche e gestiscono le notifiche di incidente.

Risk management

Conduce l’analisi del rischio e la valutazione periodica delle misure.

Procurement

Qualifica e monitora i fornitori critici della supply chain.

HR

Organizza la formazione obbligatoria per management e personale.

Legal e compliance

Coordina registrazione ACN, contratti e responsabilità di filiera.

Checklist iniziale NIS2

  • Hai verificato se la tua azienda rientra tra i soggetti essenziali o importanti NIS2?
  • Sei fornitore di un cliente che è a sua volta soggetto a NIS2?
  • Hai già un sistema di gestione della sicurezza delle informazioni (es. ISO 27001)?
  • Esiste una procedura per notificare un incidente entro 24 ore?
  • La tua supply chain è mappata e i fornitori critici sono qualificati?

Errori da evitare

  • Pensare che NIS2 riguardi solo grandi aziende di settori regolamentati.
  • Aspettare la lettera di notifica dell’ACN prima di iniziare la gap analysis.
  • Limitare l’adeguamento all’IT, senza coinvolgere direzione e procurement.
  • Non verificare gli obblighi NIS2 imposti a cascata dai propri clienti.

Come ti supportiamo

  • Verifica del perimetro di applicazione e supporto alla registrazione ACN.
  • Gap analysis delle misure di sicurezza minime richieste dalla direttiva.
  • Integrazione con ISO 27001 e con i processi già certificati.
  • Formazione del management e del personale, audit interno e supporto continuativo.

Scopri i nostri servizi di consulenza e certificazione. Approfondisci anche il Cyber Resilience Act e la nostra guida alla ISO 27001.

Domande frequenti su NIS2

La mia azienda deve registrarsi anche se non ha ricevuto comunicazioni dall’ACN?

Sì: la responsabilità di verificare se si rientra nel perimetro NIS2 è dell’azienda stessa, indipendentemente dal fatto di aver ricevuto o meno una comunicazione ufficiale.

NIS2 e ISO 27001 sono la stessa cosa?

No, ma sono complementari: un sistema di gestione ISO 27001 già implementato copre gran parte delle misure di sicurezza richieste da NIS2 e ne facilita l’adeguamento.

Cosa rischia chi non si adegua a NIS2?

Sono previste sanzioni amministrative pecuniarie, che per i soggetti essenziali possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato globale, oltre a responsabilità personali per gli organi di vertice.

Vuoi sapere se la tua azienda rientra in NIS2?

I nostri consulenti verificano il perimetro di applicazione, individuano i gap rispetto alle misure richieste e costruiscono un piano di adeguamento realistico entro le scadenze del 2026.

Richiedi una verifica del perimetro NIS2

Cyber Resilience Act: obblighi per le aziende software dall’11 settembre 2026

Cyber Resilience Act: obblighi per le aziende software dall’11 settembre 2026

Dall’11 settembre 2026 scattano i primi obblighi concreti del Cyber Resilience Act (Regolamento UE 2024/2847): chi produce, importa o distribuisce prodotti con elementi digitali deve segnalare a ENISA e al CSIRT nazionale le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti di sicurezza gravi, con tempistiche molto strette.

Non riguarda solo i grandi produttori di hardware: rientrano nel perimetro anche software gestionali, app, dispositivi IoT, firmware e componenti open source distribuiti all’interno di un prodotto commerciale. Chi non si organizza per tempo rischia sanzioni fino a 15 milioni di euro o il 2,5% del fatturato globale.

Value Quality Consulting affianca aziende produttrici e distributrici di software e dispositivi connessi a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nella gap analysis, nella predisposizione dei processi di vulnerability management e nel percorso verso la piena conformità al Cyber Resilience Act.

Cyber Resilience Act: obblighi di sicurezza per prodotti digitali

Cosa prevede il Cyber Resilience Act e da quando

Il Cyber Resilience Act è il primo regolamento europeo che impone requisiti di cybersecurity ai prodotti con elementi digitali lungo tutto il ciclo di vita: progettazione, sviluppo, produzione e gestione post-vendita. È entrato in vigore a dicembre 2024, ma la sua applicazione è scaglionata su più date.

Dall’11 settembre 2026 diventano operativi gli obblighi di segnalazione: le aziende devono notificare un allarme preventivo entro 24 ore in caso di vulnerabilità attivamente sfruttata, una notifica più dettagliata entro 72 ore e un report finale entro 14 giorni dalla risoluzione. Dall’11 dicembre 2027 scatteranno invece gli obblighi pieni su requisiti essenziali di sicurezza, marcatura CE e valutazione di conformità.

A chi si applica il Cyber Resilience Act

Il regolamento si applica a qualunque prodotto hardware o software con elementi digitali immesso sul mercato UE, con connessione diretta o indiretta a un dispositivo o a una rete: gestionali, app mobili, dispositivi IoT, firmware, librerie software, sistemi di controllo industriale. Sono coinvolti tre ruoli lungo la filiera, ciascuno con obblighi specifici: fabbricanti, importatori e distributori.

Restano esclusi i prodotti già coperti da normative settoriali equivalenti (dispositivi medici, automotive, aviazione) e il software distribuito come servizio puro (SaaS) quando non incorporato in un prodotto. In molti casi, però, allinearsi in via volontaria resta comunque opportuno per ragioni commerciali e contrattuali verso clienti enterprise.

Le scadenze chiave del Cyber Resilience Act

Data Obbligo Chi è coinvolto
Dicembre 2024 Entrata in vigore del regolamento Tutti gli operatori economici
11 settembre 2026 Obblighi di segnalazione di vulnerabilità sfruttate e incidenti gravi Fabbricanti
11 dicembre 2027 Requisiti essenziali di sicurezza, marcatura CE, valutazione di conformità Fabbricanti, importatori, distributori

Come adeguarsi in 6 step

  1. Censimento del portafoglio prodotti con elementi digitali e classificazione del rischio (default, importante, critico).
  2. Gap analysis rispetto ai requisiti essenziali di sicurezza e ai processi di gestione delle vulnerabilità già in essere.
  3. Software Bill of Materials (SBOM) e processi strutturati di vulnerability handling.
  4. Procedura di segnalazione a ENISA e al CSIRT nazionale, con ruoli, tempistiche e canali chiari.
  5. Aggiornamento della documentazione tecnica e allineamento con ISO 27001 e ISO/IEC 27034.
  6. Formazione dei team di sviluppo e supporto alla valutazione di conformità dove richiesta.

Ruoli aziendali coinvolti

R&S e sviluppo

Integrano secure-by-design e gestione patch nel ciclo di sviluppo.

IT e cybersecurity

Gestiscono il monitoraggio delle vulnerabilità e le segnalazioni a ENISA/CSIRT.

Legal e compliance

Verificano contratti, responsabilità di filiera e marcatura CE.

Direzione

Approva budget e roadmap di adeguamento.

Product management

Aggiornano i cicli di supporto e le politiche di fine vita prodotto.

Vendite

Comunicano la conformità come vantaggio competitivo verso i clienti enterprise.

Checklist iniziale Cyber Resilience Act

  • Hai un inventario aggiornato di tutti i prodotti con elementi digitali che produci o distribuisci?
  • Esiste una procedura per gestire le segnalazioni di vulnerabilità da parte di terzi?
  • Sai generare una SBOM per i tuoi prodotti software?
  • Hai definito chi, in azienda, deve segnalare un incidente a ENISA e al CSIRT entro 24 ore?
  • Il ciclo di vita del prodotto prevede aggiornamenti di sicurezza per un periodo definito?

Errori da evitare

  • Pensare che il Cyber Resilience Act riguardi solo i produttori di hardware.
  • Rimandare la gap analysis alle scadenze del 2027, quando gli obblighi di segnalazione scattano già a settembre 2026.
  • Non coordinare compliance, sviluppo e legal in un unico progetto di adeguamento.
  • Sottovalutare i componenti open source integrati nei propri prodotti.

Come ti supportiamo

  • Gap analysis sul portafoglio prodotti e classificazione del rischio.
  • Supporto alla predisposizione di SBOM, processi di vulnerability management e documentazione tecnica.
  • Integrazione con i sistemi di gestione già certificati (ISO 27001, ISO 9001).
  • Formazione dei team tecnici e supporto alla valutazione di conformità.

Scopri i nostri servizi di consulenza e certificazione. Per approfondire leggi anche la nostra guida alla ISO 27001 e l’articolo su NIS2: scadenze e adempimenti per le PMI.

Domande frequenti sul Cyber Resilience Act

Il Cyber Resilience Act si applica anche alle PMI?

Sì, non ci sono soglie dimensionali generali: si applica a qualunque azienda che immette sul mercato UE un prodotto con elementi digitali, comprese le microimprese, pur con alcune semplificazioni per i produttori più piccoli.

Cosa succede se non rispetto le scadenze?

Le sanzioni possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 2,5% del fatturato globale annuo, oltre al rischio di ritiro del prodotto dal mercato.

Serve una certificazione specifica per il Cyber Resilience Act?

Per i prodotti a rischio “default” è sufficiente l’autovalutazione di conformità; per i prodotti “importanti” e “critici” è richiesta una valutazione di conformità di terza parte da un organismo notificato.

Vuoi sapere se i tuoi prodotti sono pronti per il Cyber Resilience Act?

I nostri consulenti cybersecurity analizzano il tuo portafoglio prodotti e costruiscono un piano di adeguamento realistico, dagli obblighi di segnalazione del 2026 alla piena conformità del 2027.

Richiedi una consulenza Cyber Resilience Act

ISO 27017 e ISO 27018: sicurezza cloud e protezione dati per aziende

ISO 27017 e ISO 27018: sicurezza cloud e protezione dati per aziende

Quando l’infrastruttura aziendale si sposta nel cloud, la ISO 27001 da sola non basta più. Il binomio ISO 27017 ISO 27018 estende il sistema di gestione della sicurezza delle informazioni con controlli specifici per ambienti cloud e per la protezione dei dati personali gestiti da cloud provider.

Per le aziende che vendono servizi cloud o che li utilizzano per gestire dati di clienti, queste due norme sono diventate uno standard de facto richiesto in gare, qualifiche fornitore e audit di seconda parte. Mancarli significa spesso non essere ammessi a determinati mercati.

Value Quality Consulting affianca aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nell’estensione del sistema ISO 27001 con i controlli ISO/IEC 27017 e ISO/IEC 27018, fino al supporto all’audit di certificazione.

ISO 27017 ISO 27018 sicurezza cloud per aziende

ISO 27017 e ISO 27018: la differenza in sintesi

La ISO/IEC 27017 è un codice di pratica per i controlli di sicurezza nei servizi cloud. Estende l’Allegato A della ISO/IEC 27001 con controlli specifici sia per il cloud customer (chi usa il cloud) sia per il cloud service provider (chi lo eroga). Tratta segregazione tra tenant, gestione delle credenziali amministrative, ruoli condivisi nella sicurezza, virtualizzazione e ripristino.

La ISO/IEC 27018 è il codice di pratica per la protezione dei dati personali (PII) nel cloud quando il provider agisce come responsabile del trattamento. Si concentra su consenso, finalità, trasparenza, restituzione dei dati, gestione dei subfornitori e diritti degli interessati: temi cruciali per l’allineamento con il GDPR.

Tabella comparativa ISO 27017 vs ISO 27018

Aspetto ISO/IEC 27017 ISO/IEC 27018
Focus Sicurezza dei servizi cloud Protezione dati personali nel cloud
Destinatari Cloud provider e cloud customer Cloud provider che trattano PII
Riferimento base ISO/IEC 27002 ISO/IEC 27002 + principi privacy
Tema chiave Responsabilità condivise cloud Diritti degli interessati e GDPR
Audit Estensione dell’audit ISO 27001 Estensione dell’audit ISO 27001

Quando serve la ISO 27017

La ISO 27017 è particolarmente utile se la tua azienda eroga servizi cloud (SaaS, PaaS, IaaS) o ne dipende per processi critici. Aiuta a chiarire la matrice di responsabilità tra te e il provider, presidiare la segregazione dei tenant, gestire correttamente backup, ripristino e operazioni amministrative.

È quasi sempre richiesta nei capitolati di gara di banche, assicurazioni, sanità e PA quando vuoi vendere servizi gestiti in cloud.

Quando serve la ISO 27018

La ISO 27018 è rilevante quando la tua azienda è cloud provider che tratta dati personali per conto dei clienti. Dimostra che gestisci correttamente consenso, trasparenza, subfornitori, restituzione e cancellazione dei dati. È un asset di vendita verso titolari del trattamento che devono dimostrare due diligence sul fornitore.

Come integrare ISO 27017 e ISO 27018 con ISO 27001

Statement of Applicability

Aggiungi i controlli 27017 e 27018 al SoA del tuo ISMS.

Risk assessment cloud

Includi gli scenari cloud nel risk assessment ISO 27001.

Audit unico

Le tre norme possono essere coperte in un unico audit di certificazione.

GDPR e ISO 27701

Coordina i controlli con il sistema di gestione privacy ISO 27701.

Contratti e DPA

Allinea contratti, SLA e DPA ai controlli adottati.

Documentazione tecnica

Procedure di onboarding, offboarding e gestione subfornitori.

Checklist iniziale cloud security

  • Hai un inventario dei servizi cloud usati o erogati?
  • La matrice di responsabilità con i provider è formalizzata?
  • Hai una procedura per la restituzione dei dati a fine contratto?
  • Sai dove sono fisicamente conservati i dati dei tuoi clienti?
  • I subfornitori cloud sono qualificati e auditati?

Errori da evitare

  • Pensare che basti la certificazione del provider: la responsabilità resta del titolare.
  • Avviare la 27018 senza presidiare i temi privacy a livello di processo.
  • Non aggiornare il Statement of Applicability con i controlli aggiuntivi.
  • Sottovalutare la gestione dei subfornitori cloud.

Come ti supportiamo

  • Gap analysis su servizi cloud erogati o utilizzati.
  • Estensione dell’ISMS ISO 27001 con i controlli 27017 e 27018.
  • Redazione di policy, procedure e Statement of Applicability aggiornato.
  • Formazione del personale, audit interno e supporto alla certificazione.

Scopri i nostri servizi di certificazione, consulenza e formazione. Per il quadro generale vedi anche la nostra guida alla ISO 27001 e l’articolo dedicato alla ISO 27032.

Domande frequenti su ISO 27017 e ISO 27018

Posso certificarmi solo sulla ISO 27017?

Vengono normalmente certificate come estensione della ISO/IEC 27001, non in modo indipendente.

Servono se uso solo servizi cloud di terzi?

Sì: la ISO 27017 si applica anche al cloud customer per chiarire le responsabilità sui propri controlli.

Quanto tempo richiede l’estensione?

Dipende dalla maturità del sistema ISO 27001. In genere alcuni mesi per gap analysis, adeguamento e audit di estensione.

Vuoi estendere la tua ISO 27001 al cloud?

Parla con i nostri consulenti cybersecurity: definiamo perimetro, controlli e tempi per la certificazione ISO 27017 e ISO 27018.

Richiedi una consulenza cloud security

ISO 27001 protezione dati aziendali

ISO 27001 per aziende: come proteggere i dati e ottenere la certificazione

ISO 27001 per aziende: come proteggere i dati e ottenere la certificazione

La ISO 27001 per aziende è oggi uno degli strumenti più efficaci per proteggere i dati, ridurre i rischi di attacchi cyber e dimostrare un approccio strutturato alla sicurezza delle informazioni. È il riferimento più richiesto in bandi, contratti e filiere critiche.

Ti aiutiamo a ottenere la certificazione ISO 27001 in modo concreto: senza appesantire l’organizzazione, senza documentazione inutile, con un sistema di gestione realmente adottato dal team.

Supportiamo PMI, grandi imprese e PA a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nella protezione dei dati e nella conformità alla ISO 27001.

ISO 27001 per aziende protezione dati e certificazione

Cos’è la ISO 27001 e perché è diventata uno standard di mercato

La ISO 27001 è lo standard internazionale per i sistemi di gestione della sicurezza delle informazioni (SGSI). Protegge riservatezza, integrità e disponibilità dei dati attraverso un approccio basato sul rischio e un set di controlli di sicurezza (Annex A).

È richiesta sempre più spesso da grandi committenti, dalla pubblica amministrazione e nei contratti B2B, soprattutto se si trattano dati sensibili, personali o proprietà intellettuale.

Vantaggi della certificazione ISO 27001 per aziende

Meno rischio cyber

Controlli tecnici e organizzativi riducono il rischio di attacchi, data breach e fermi operativi.

Conformità GDPR e NIS2

Base solida per rispettare GDPR, Direttiva NIS2 e requisiti di compliance nei settori regolamentati.

Più gare e contratti

Requisito richiesto in bandi PA, capitolati enterprise e qualifiche fornitore dei grandi gruppi.

Fiducia dei clienti

Dimostri in modo verificabile che proteggi i dati dei clienti e gestisci la sicurezza in modo strutturato.

Tutela degli asset

Proteggi know-how, proprietà intellettuale e informazioni critiche per la continuità operativa.

Governance chiara

Ruoli, responsabilità e processi definiti: la sicurezza non dipende dalla memoria di singole persone.

Come ottenere la certificazione ISO 27001: step chiari

Il percorso tipico include: gap analysis rispetto alla ISO 27001:2022, analisi del contesto e degli asset, risk assessment e selezione dei controlli Annex A (Statement of Applicability), redazione di policy e procedure, implementazione dei controlli tecnici, audit interni, riesame della direzione e verifica di certificazione.

Con un approccio consulenziale efficace, una PMI arriva alla certificazione in 4-8 mesi, senza bloccare le attività operative. Organizzazioni più complesse pianificano tempi e risorse in modo incrementale.

Come ti supportiamo

  • Gap analysis e risk assessment ISO 27001
  • Definizione dello Statement of Applicability e dei controlli Annex A
  • Redazione di policy, procedure e registrazioni del SGSI
  • Audit interni, formazione al team e gestione della verifica di certificazione

Scopri i servizi di certificazione e di consulenza in sicurezza delle informazioni.

Vuoi certificare la tua azienda ISO 27001 e proteggere i dati?

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ISO 23894 vs ISO 42001: differenze tra risk management AI e sistema di gestione AI

ISO 23894 vs ISO 42001: differenze tra risk management AI e sistema di gestione AI

Quando si parla di governance dell’intelligenza artificiale, il confronto ISO 23894 ISO 42001 è uno dei più ricorrenti nelle direzioni IT, compliance e risk management. Sono spesso confuse o trattate come alternative, mentre in realtà coprono livelli diversi e sono pensate per lavorare insieme.

Capire le differenze permette di costruire una governance AI realmente efficace, evitando duplicazioni di documenti e attribuendo correttamente responsabilità tra risk owner, AI governance lead, sicurezza informazioni e direzione.

Value Quality Consulting affianca aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nel costruire un sistema di gestione AI coerente, integrando ISO/IEC 23894 sul risk management e ISO/IEC 42001 sul management system, con i sistemi già in essere come ISO 27001 e ISO 9001.

Confronto ISO 23894 ISO 42001 per la governance AI

ISO 23894 vs ISO 42001: la differenza in sintesi

La ISO/IEC 23894 è una linea guida sul risk management applicato all’intelligenza artificiale. Estende i principi di ISO 31000 ai rischi specifici dei sistemi AI: bias, robustezza, spiegabilità, sicurezza, impatto su persone e diritti.

La ISO/IEC 42001 è lo standard di sistema di gestione AI (AIMS), certificabile, costruito con la struttura HLS comune a ISO 9001, ISO 14001, ISO 27001. Definisce contesto, leadership, pianificazione, supporto, operatività, valutazione delle performance e miglioramento per la governance dell’AI.

In altre parole: la ISO 23894 ti dice come gestire i rischi AI, la ISO 42001 ti dice come strutturare l’azienda per farlo in modo continuo e dimostrabile.

Tabella comparativa ISO 23894 vs ISO 42001

Aspetto ISO/IEC 23894 ISO/IEC 42001
Natura Linea guida Standard di sistema di gestione, certificabile
Focus Gestione del rischio AI Sistema di gestione AI complessivo
Riferimento base ISO 31000 High Level Structure ISO MSS
Output principale Risk assessment AI AIMS documentato e auditabile
Audit terza parte Non prevista Possibile certificazione
Valore verso AI Act Supporta art. su risk management dei sistemi alto rischio Supporta requisiti organizzativi e di qualità

Quando serve la ISO 23894

La ISO 23894 è lo strumento giusto se la tua priorità immediata è strutturare i risk assessment dei sistemi AI: definire criteri, soglie di rischio, tassonomia dei pericoli specifici dell’AI e modalità di trattamento. È particolarmente utile per chi sviluppa sistemi AI ad alto rischio ai sensi dell’AI Act, per laboratori e per società di servizi che vendono soluzioni basate su AI.

Adottarla in modo isolato non porta a una certificazione, ma fornisce il framework metodologico che alimenta sia la documentazione tecnica AI Act sia la futura ISO 42001.

Quando serve la ISO 42001

La ISO 42001 è la scelta naturale quando l’azienda vuole dimostrare formalmente di avere una governance AI: clienti enterprise che inseriscono il requisito nei contratti, partecipazione a gare, posizionamento su mercati regolamentati, integrazione con altri sistemi già certificati.

È pensata per ogni organizzazione che fornisce, sviluppa o utilizza sistemi AI, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, ed è lo standard a cui guardare quando l’obiettivo è la certificazione.

Come integrare ISO 23894 e ISO 42001

Risk framework unico

Usa la ISO 23894 come metodo dentro il sistema ISO 42001.

Tassonomia condivisa

Stessa classificazione dei rischi tra AI, sicurezza informazioni e qualità.

Allineamento AI Act

Le evidenze prodotte dal risk management alimentano la documentazione tecnica.

Audit semplificati

Un solo set di evidenze per audit interni, di seconda parte e certificazione.

Errori da evitare

  • Pensare alla ISO 23894 come alternativa alla ISO 42001: sono complementari.
  • Costruire due processi paralleli di risk management con metodologie diverse.
  • Avviare la ISO 42001 senza un metodo strutturato di risk assessment AI.
  • Trattare il risk management AI come solo tema tecnico, escludendo legal e business.

Come ti supportiamo

  • Assessment iniziale su sistemi AI sviluppati o utilizzati.
  • Implementazione del risk management AI secondo ISO/IEC 23894.
  • Costruzione del sistema di gestione AI ISO/IEC 42001.
  • Formazione, audit interno e supporto alla certificazione.

Scopri i nostri servizi di certificazione, consulenza e formazione. Approfondisci il tema con il nostro articolo su gestione del rischio per l’intelligenza artificiale.

Domande frequenti

Posso certificarmi sulla ISO 23894?

No, è una linea guida e non è uno standard di sistema di gestione certificabile. Può essere usata come riferimento metodologico dentro la ISO 42001.

Devo adottarle entrambe?

In molti casi sì: la ISO 42001 richiede un risk management strutturato e la ISO 23894 fornisce il metodo specifico per i rischi AI.

Come si collegano all’AI Act?

Entrambe supportano la conformità ai requisiti AI Act, in particolare per i sistemi ad alto rischio, ma non sostituiscono le valutazioni di conformità richieste dal regolamento.

Vuoi capire quale standard AI è prioritario per te?

In una call iniziale i nostri consulenti analizzano i tuoi sistemi AI e ti indicano se partire dalla ISO 23894, dalla ISO 42001 o da entrambe.

Richiedi un assessment governance AI

Certificazione parità di genere UNI PdR 125

Certificazione parità di genere UNI/PdR 125: requisiti e incentivi

Certificazione parità di genere UNI/PdR 125: requisiti e incentivi

La certificazione parità di genere UNI/PdR 125 è oggi una leva strategica per le aziende: migliora la cultura interna, valorizza i talenti e apre l’accesso a incentivi fiscali, esoneri contributivi e premialità nei bandi pubblici.

Ti aiutiamo a implementare il sistema di gestione per la parità di genere, centrando i requisiti della prassi UNI/PdR 125:2022 e costruendo indicatori solidi, pronti per l’audit di certificazione.

Supportiamo aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia nell’ottenere la certificazione e nel cogliere tutti gli incentivi disponibili.

Certificazione parità di genere UNI PdR 125 incentivi e requisiti

Cos’è la UNI/PdR 125 e perché conviene

La prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 definisce un sistema di gestione per la parità di genere basato su 6 aree: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita, equità remunerativa, genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

La certificazione è volontaria, ma sempre più richiesta: migliora la reputazione, attira talenti, dà accesso a esoneri contributivi fino all’1% e a punteggi aggiuntivi in bandi pubblici, PNRR e appalti.

Incentivi e vantaggi della certificazione

Esonero contributivo

Fino all’1% dei contributi previdenziali, con un tetto annuo previsto dalla normativa vigente.

Punteggi nei bandi

Premialità in bandi pubblici, PNRR e gare d’appalto con criteri ESG e pari opportunità.

Reputazione ESG

Miglior rating ESG, posizionamento verso clienti, investitori, banche e grandi gruppi.

Attrazione talenti

Employer branding più forte: meno turnover, maggiore attrattività sul mercato del lavoro.

Cultura inclusiva

Politiche HR più eque, riduzione del gender pay gap e miglior clima organizzativo.

Contributi regionali

In diverse regioni italiane sono previsti contributi ad hoc per coprire costi di consulenza e audit.

Requisiti e step per ottenere la certificazione UNI/PdR 125

Il percorso operativo prevede: check-up iniziale sui 6 ambiti della norma, definizione della politica per la parità di genere, raccolta degli indicatori quantitativi e qualitativi, implementazione di procedure HR, piano di comunicazione e formazione, audit interno e verifica da parte di un ente accreditato.

La durata tipica del progetto è di 4-6 mesi per PMI; più lunga per gruppi complessi o multi-sito. Con una consulenza esperta si riducono nettamente tempi ed errori.

Come ti supportiamo

  • Check-up e gap analysis sugli indicatori UNI/PdR 125
  • Definizione politica, governance e KPI di parità di genere
  • Supporto alla raccolta dati, stesura procedure HR e piano di comunicazione
  • Audit interni e accompagnamento nella verifica con ente accreditato

Scopri il nostro percorso di certificazione UNI/PdR 125 e i servizi di consulenza dedicati.

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AI policy aziendale: come scrivere la policy per l’uso dell’intelligenza artificiale

AI policy aziendale: come scrivere la policy per l’uso dell’intelligenza artificiale

Una AI policy aziendale chiara è oggi il primo presidio di governance per ogni impresa che usa intelligenza artificiale, anche solo nella forma di ChatGPT, Copilot o assistenti integrati nei software. Senza una policy, ogni collaboratore decide da solo cosa caricare, come usare gli output e quali strumenti adottare.

Una buona AI policy non è un documento legale calato dall’alto. È uno strumento operativo che protegge i dati, riduce gli errori, dimostra responsabilità verso clienti e autorità, e supporta la conformità ad AI Act, GDPR e ISO/IEC 42001.

Value Quality Consulting redige AI policy su misura per aziende a Roma, Roma EUR e in tutta Italia, integrandole con i sistemi di gestione già in essere e con la formazione del personale.

AI policy aziendale: redazione e governance dell'intelligenza artificiale

Perché una AI policy aziendale è urgente

Le aziende italiane stanno ricevendo tre pressioni convergenti: i clienti enterprise inseriscono nei contratti clausole di governance AI; l’AI Act impone obblighi di literacy AI e di trasparenza; la ISO/IEC 42001 sta diventando il riferimento per dimostrare un sistema di gestione AI. La AI policy è il documento che traduce tutto questo in regole operative quotidiane.

Senza policy, ogni audit, ogni questionario di qualifica e ogni incidente diventa un problema. Con una policy ben scritta, gli stessi eventi diventano occasioni per dimostrare maturità.

Roadmap in 7 step per scrivere la AI policy

  1. Mappatura degli usi AI per funzione e processo: chi usa cosa, con quali dati e con quale impatto.
  2. Classificazione dei rischi per categoria di uso (interno, su clienti, su dati personali, su decisioni automatizzate).
  3. Definizione dei principi: liceità, trasparenza, supervisione umana, riservatezza, accuratezza, non discriminazione.
  4. Regole operative su tool ammessi, divieti, dati che non possono mai essere caricati, modalità di verifica degli output.
  5. Ruoli e responsabilità: chi approva nuovi tool, chi gestisce gli incidenti, chi mantiene l’inventario AI.
  6. Formazione obbligatoria e attestazione di lettura della policy.
  7. Riesame periodico della policy, almeno annuale o in caso di nuove applicazioni AI.

I contenuti chiave della AI policy aziendale

Sezione Cosa deve contenere Perché conta
Scopo e ambito A chi si applica, quali sistemi AI sono coperti. Evita zone grigie e ambiguità.
Principi guida Trasparenza, supervisione umana, sicurezza, equità. Allineamento con AI Act e ISO 42001.
Tool ammessi Whitelist di sistemi AI autorizzati e con quali account. Riduce shadow AI e rischi di leak.
Dati vietati Categorie di dati che non possono essere inseriti nei prompt. Protezione segreti industriali e dati personali.
Verifica output Livelli di review umana per uso esterno e interno. Riduce errori e responsabilità verso clienti.
Gestione incidenti AI Procedura di segnalazione e gestione di malfunzionamenti. Necessario per audit e per AI Act.

Ruoli aziendali coinvolti

Direzione

Approva e firma la policy, garantisce risorse e cultura.

IT e cybersecurity

Configurano account aziendali e controlli tecnici.

HR

Gestiscono formazione, attestazione e disciplinare.

Legal e DPO

Coerenza con GDPR, AI Act, contratti e proprietà intellettuale.

Compliance

Integra la AI policy con il sistema di gestione e con il Modello 231.

Business owner

Identificano usi AI nei processi e contribuiscono al risk assessment.

Checklist iniziale per la AI policy

  • Hai un inventario aggiornato dei tool AI usati in azienda?
  • Esistono account aziendali per ChatGPT, Copilot e simili?
  • I dipendenti sanno quali dati non possono mai inserire nei prompt?
  • Esiste un canale per segnalare incidenti o output errati generati da AI?
  • La policy è integrata con la formazione obbligatoria del personale?

Errori da evitare nella AI policy

  • Limitarsi a un divieto generico: chi usa AI lo farà comunque, in modo nascosto.
  • Copiare modelli internazionali senza adattarli al contesto italiano e ai vostri processi.
  • Non collegare la policy a procedure operative e a strumenti tecnici.
  • Dimenticare la formazione obbligatoria richiesta dall’AI Act.

Come ti supportiamo

  • Workshop di mappatura degli usi AI in azienda.
  • Redazione della AI policy aziendale e delle procedure collegate.
  • Integrazione con sistemi già in essere (ISO 27001, ISO 9001, Modello 231).
  • Formazione del personale e supporto alla certificazione ISO 42001.

Approfondisci con i nostri servizi di consulenza, formazione e certificazione. Per un quadro più ampio leggi anche il nostro articolo sui sistemi di intelligenza artificiale per l’impresa.

Domande frequenti sulla AI policy aziendale

La AI policy è obbligatoria?

Non esiste un obbligo esplicito di nominarla “AI policy”, ma l’AI Act richiede misure organizzative, formazione e governance che si traducono di fatto in una policy.

Va integrata con il GDPR?

Sì, soprattutto per i trattamenti automatizzati, la valutazione d’impatto e i contratti con i fornitori AI.

In quanto tempo si redige?

In genere alcune settimane, ma la qualità dipende dal tempo dedicato all’inventario degli usi AI e al confronto con le funzioni interne.

Vuoi una AI policy davvero operativa?

I nostri consulenti redigono AI policy chiare, integrate con i tuoi sistemi e pronte a essere adottate dal personale e validate dall’organismo di certificazione.

Richiedi una AI policy su misura